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marroni piceni

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Castagne e Marroni del Piceno

Il territorio delle Castagne e dei Marroni Piceni è per la maggior parte ricadente nei Parchi Nazionali dei Monti della Laga e dei Monti Sibillini, tra le Regioni, Marche, Abruzzo e Lazio, nelle province di Ascoli Piceno, Teramo e Rieti.

 

Marrone Biondo

Numerose le varietà presenti 

Provincia di Ascoli Piceno

Nella Regione Marche, dei circa 1000 ettari totali, secondo elaborazione di Coldiretti su dati Istat del 2016, il 94% di essi è concentrato nel Piceno..

 

 

Amatrice e Accumoli

Nella Regione Lazio, in provincia di Rieti, nei territori di Amatrice ed Accumoli l’estenzione totale dei castagneti produttivi è di circa 100 ettari. Di essi molti allo stato di abbandono, i produttivi  sono decisamente meno. Il Marrone presente è il Cultivar Biondo.

 

Nel Teramano

Non ci sono dati disponibili sull’estensione dei Castagneti Teramani nella località di Valle Castellana. Il marrone locale, Cultivar Biondo, è presente nell’elenco ufficiale dei prodotti agroalimentari tradizionali, PAT, come Marrone di Valle Castellana.

 

Il castagno

Il castagno ha rappresentato, fino a pochi decenni fa, una fondamentale risorsa produttiva nell’Alto Piceno. Il Castagno proviene dall’Asia Minore e da qui si sarebbe diffuso in Europa, in America ed in Estremo Oriente. Saranno poi i Romani a diffonderlo nel loro mondo, ma nei nostri territori Piceni saranno i frati Benedettini a portarlo, riprogettando e riqualificando un territorio fitto di boschi ed impiantandolo nelle zone più impervie e boreali. Da un millennio fonte di alimentazione principale dei nostri Avi, chiamato: Albero del Pane.

Il declino della sua cura è iniziata ad inizio del XX secolo con l’inizio dello spopolamento delle aree montane. Pensate che il Mandamento di Arquata del Tronto, una sorta di prefettura, che includeva l’odierno Comune di Acquasanta Terme, Montegallo nonché una parte del Comune di Valle Castellana nel teramano, certifica una produzione annua di 200.000 q.li di Castagne (fonte Inchiesta Jacini 1884). Saranno 60.000 nel 1960. La progressiva sostituzione del frutto del Castagno con il Marrone Biondo, di probabile derivazione Toscana, ha portato ad oggi ad una produzione, nello stesso ambito, dalle mie personali interviste alle due società che ritirano e lavorano i frutti, Il Boccetto e Paoli Group a circa 2500 q.li di Marroni del tipo Biondo e praticamente 0 di Castagne.

Da questi numeri possiamo intuire come una tale risorsa, oggi così vituperata, sta portando all’estinzione di Cultivar di Castane uniche al mondo, undici, di cui una definitivamente estinta ed ad un progressivo ed inesorabile pericolo di dissesto idrogeologico dei nostri territori montani.

Un’ulteriore causa di abbandono è stata la diffusione di parassiti fungini, la Phytophtora Cambivora o mal d’inchiostro, l’Endothia Parasitica agente del cancro corticale, il Cinipide del Castagno o mosca Cinese ed oggi le Cidie.

Inversione di tendenza, quanto mai opportuna considerata la valenza economica, paesaggistica, turistico-ricreativa del castagneto; senza dimenticare poi il ruolo di difesa del suolo e dagli incendi boschivi che una sua ottimale manutenzione può garantire.

Le proprietà nutritive delle castagne La castagna fornisce un alimento bilanciato, tonico, completo che, oltre a possedere un alto contenuto calorico, è ricca di sali minerali, vitamine, zuccheri e proteine (contiene il 42% di grassi, il 6% di proteine e poi fosforo, calcio, ferro, le vitamine B,C, B2, PP).

Le castagne, proprio perché molto caloriche, sono un eccellente alimento per combattere la stanchezza e quindi indicate per chiunque svolge attività fisica ed intellettuale intensa, oppure lavori pesanti.

Le proprietà medicamentose delle castagne sono innumerevoli perché da sempre si  ritiene che abbiano proprietà curative, per la tosse, per le varici, per le emorroidi.

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Marrone Biondo

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Marrone di Tallacano

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Castagna di Tallacano

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I nostri clienti sono felici

I Marroni Piceni si differenziano dagli altri ecotipi italiani e delle castagne per la loro particolare dolcezza e fragranza e per la pezzatura dei suoi frutti, molto grandi, il riccio di solito ne contiene due o tre. I frutti, semplicI e versatili, possono essere consumati freschi o secchi. Il procedimento tradizionale per l’essiccazione prevede la cosidetta Cura, otto giorni in acqua fredda e poi lasciate ad asciugare in luogo areato al riparo della luce del sole.

Esse sono ottime cotte arrosto sul fuoco, lessate, sfarinate per i dolci caserecci, in zuppe e minestre o in secondi uniti ai funghi porcini locali. Ricordo i sapori del Castagnaccio, dei ravioli ripieni a carnevale e delle torte e crostate dello stesso impasto, le conserve sottospirito, marmellate con vaniglia e rhum, marroni glassati, salami e rotoli.

AgriArquata

 

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